Glossario tessuti & FAQ


E’ estremamente importante conoscere l’origine delle materie prime che, dopo una serie di lavorazioni, diventeranno il tessuto che sarà per molte ora a contatto con la nostra pelle.
Di seguito ho cercato di sintetizzare in un elenco, le caratteristiche principale delle materie prime, dei tessuti e delle lavorazioni utilizzate maggiormente nella moda.

LE FIBRE

LA CODIFICA DELLE FIBRE

che per legge deve essere riportata sul cartellino di tutti i capi

 

I TESSUTI

Il tessuto è il prodotto dell’intreccio di una serie di fili, disposti longitudinalmente, con una serie di fili che si incrociano perpendicolarmente ai primi.

I fili disposti longitudinalmente, cioè nel senso della pezza, costituiscono i

FILI DI ORDITO (o di catena), quelli disposti trasversalmente, di lunghezza limitata, si chiamano TRAME (o battute o inserzioni).

Un tessuto si presenta quindi come un rettangolo di lunghezza indefinita e larghezza limitata, detta ALTEZZA del tessuto.

Relativamente al tipo di telaio impiegato nella fabbricazione, si definiscono:

– TESSUTI LISCI (o licci) tutti quelli che per la loro semplicità d’intreccio si possono ottenere con i comuni telai a licci. In questo gruppo è compresa la maggior parte dei tessuti per l’abbigliamento

– TESSUTI OPERATI tutti quelli che per varietà o dimensione di disegno richiedono l’uso di macchine particolari quali Jacquard, Verdol, …

In relazione al numero di elementi che li costituiscono, vengono definiti:

– TESSUTI SEMPLICI formati da una sola serie di fili ordito e da una sola serie di trame. Appartiene a questa categoria la maggior parte dei tessuti per l’abbigliamento.

– TESSUTI COMPOSTI costituiti da più di due elementi, a loro volta suddivisi in:

  ORDITO TRAMA

raddoppiati in trama raddoppiati in ordito doppi

quelli formati da un solo ordito e da due o più trame quelli formati da due o più orditi e una sola trama

quelli formati da due o più orditi e da due o più trame

GLOSSARIO DEI TESSUTI

A GIORNO

Termine generico per indicare i tessuti traforati per effetti di tessitura o ricamo (orlo a giorno).

ALPACA (o ALPAGA)

Fibra prodotta dall’omonimo camelide, dal pelo simile al mohair, allevato in greggi sugli altopiani delle Ande peruviane e tosato ogni due anni. Fornisce lana di sette colori naturali (bianco, grigio, marrone chiaro, marrone scuro, rossiccio, nero e pezzato).

Due sono le qualità, una ordinaria (il pelo esterno) e una morbida (il sottopelo, più prezioso). Indica anche un tessuto di tutta lana alpaca oppure con ordito di cotone e trama di lana alpaca o lana di pecora, molto lucente. Può essere cardato, rifinito a pelo per cappotti e giacche invernali oppure pettinato, su armatura tela per abiti estivi e foderami.

ANGORA

Località della Turchia che ha dato il nome alle capre d’Angora che producono un pelo lanoso, soffice, fine, lungo e lucente detto mohair. Con Angora si indica anche il tessuto fabbricato con pelo di coniglio d’Angora, caratterizzato da una superficie pelosa e da una grande morbidezza.

ANTISTATICO

Prodotto che elimina l’energia statica che si produce per sfregamento. Si applica durante il bagno di tintura alle fibre sintetiche, soggette a caricarsi appunto, di elettricità statica; non sono invece soggette a questo inconveniente le fibre che si lasciano penetrare dall’acqua.

ARGYLE

Motivo a forma di losanga (rombo) solitamente a jacquard in diversi colori.

ARMATURA

Termine che sta ad indicare l’intreccio dei fili. Più precisamente l’unità minima

di intreccio dei fili d’ordito e di trama che dà l’effetto d’intreccio e di disegno nel tessuto. Le armature fondamentali sono tre: tela, saia, raso, o satino.

ASTRAKAN

Qualità di agnelli Karakul (agnelli persiani) che forniscono una pelliccia dai caratteristici riccioli neri o grigi lucenti. Il nome deriva dalla città Astrakan della Russia meridionale. Si fanno anche dei tessuti che imitano dette pellicce e ne prendono il nome.

BALZA

Striscia finale, o fondo, o bordo, soprattutto nella gonna.

BARRATO (BARRE’)

Propriamente è un difetto di filatura o tessitura su stoffe unite, che presentano righe o segni irregolari in senso trasversale. Oggi, effetto di righe di armatura in trama (Orizzontale).

BARRATURE

Difetti su tessuto in senso trama. Striature.

BATIK

Tessuto originario dell’isola di Giava, stampato a mano spalmando con cera le parti che non vanno colorate. Presenta delle caratteristiche screpolature nei punti in cui la cera si sfalda nel corso dell’operazione. Il disegno, chiaro su sfondo scuro con le relative screpolature e sbavature, viene imitato anche da stampe nostrane.

BEAVER (Pron. Biva)

Termine inglese che vuol dire castoro. Stoffa di lana pesante, per cappotti, cordata a pelo orientato, follata, garzata e cimata, dall’aspetto morbido e vellutato col diritto lucido e ben rasato come il pelo del castoro da cui trae il nome.

BERMUDA

Pantaloni al ginocchio. Divisa dei college inglesi fin dalla metà dell’800, venivano allora portati fin sotto il ginocchio. Fonti americane contendono all’Inghilterra il primato dando per certo la nascita delle autentiche bermuda nelle isole omonime.

BLAZER (Termine inglese)

Esattamente è il tessuto a righe o fasce verticali colorato usato per giacche sportive, senza risvolti, distintive di clubs o colleges, oggi questo nome viene usato per indicare la giacca, non solo doppiopetto, elegante e sportiva, in tinte unite e scure.

BLUE JEANS

Il jeans tinto in blu indigo, da cui i pantaloni omonimi di colore blu.

BLUSA

Dal francese Blouse. In origine grossolana camicia di tela, portata come sopraveste da lavoro. Da cui Blouson, giubbotto, camiciotto per uomo e blusetta, camicetta o camiciola femminile.

BOUCLE’

Termine francese per indicare un filato fantasia arricciato irregolare che forma piccoli anellini, nodini arricciati, usato in maglieria e laneria, da cui il nome al tessuto cardato per donna a struttura piuttosto larga ottenuto con tale filato, che dà luogo ad una superficie molto mossa e arricciata, con anellini. etc. E’ assai morbido e di peso medio, si chiama Frisè quando l’anellatura è molto piccola.

CABAN

E’ il classico giaccone con tasche in petto.

CACHE-COEUR

Golfino a maniche lunghe, elegante e romantico, che si incrocia a V sul davanti e si annoda dietro o sul fianco con due lacci. È copiato da un modello classico per bambini. Evoca i corpetti dei vestiti Biedermeier, e appare per la prima volta negli anni ’20.

CADY (O CADI’)

Tessuto pettinato, di cotone, lana o altre fibre, con effetti di barrè dati dal filato di trama, usata per abbigliamento elegante.

CAFFETANO

La veste lunga e cadente, molto sciolta, portata dagli Arabi con fascia in vita, magari con spacchi laterali.

CALANDRATO

Dicesi di tessuto sottoposto a calandratura. L’operazione consiste nel far passare il tessuto fra le calandre ovvero cilindri rotanti, riscaldati, che lo stirano a caldo e gli conferiscono un aspetto liscio, appiattito. Se i cilindri cono incisi con particolari disegni si possono ottenere effetti speciali e disegni (marezzatura o moirè, goffratura,ect.).

CANDEGGIO

Trattamento a base di cloro, anidride solforosa, acqua ossigenata e altri candeggianti, al quale si sottopongono le fibre tessili per renderle candide.

CANGIANTE

Tessuto che, visto da un angolo diverso, cambia colore, diventando quasi irridescente. Il fenomeno è dovuto alla diversità di colore dei fili d’ordito da quelli di trama.

CARDATO

Filato o tessuto a fibre parzialmente parallelizzate.

CASHMERE

E’ la fibra prodotta dalla capra che vive sui monti dell’Himalaia, nel Tibet e nella Mongolia. La parte utile viene dal manto di lanugine corta e soffice con cui l’animale si ripara dal gelo dell’inverno, e che viene raccolta col pettine a primavera: non più di 120 gr. all’anno. Il colore va dal bianco al giallo-bruno-chiaro. I tessuti che si ottengono sono caratteristici, oltre che per la straordinaria leggerezza e morbidezza, anche per i disegni stampati particolarmente minuti, complessi ed elaborati. Può indicare un tessuto fabbricato in tutto o in parte con lana cashmere, oppure con lana di altre fibre che però imita quei caratteristici disegni, la morbidezza e la leggerezza dei famosi scialli indiani.

CHANEL

Fra le innumerevoli creazioni (va ricordato che Coco Chanel lanciò nella moda il jersey, sino ad allora non ritenuto adatto per abbigliamento), resta famoso il gusto delle stoffe da lei ideate e disegnate, intrecci marcati multicolori, che portano il suo nome.

CHIFFON

Termine francese per velo, mussola. E’ il più fine e leggero tessuto che esista (40-50 gr al m) di seta, fibre sintetiche talvolta anche in cotone, a struttura tela, trasparente, a tinte delicate. Si porta solitamente sovrapposto in vari strati.

CIRE

Tessuti spalmati o impregnati di resine sintetiche che presentano una superficie lucida, liscia, quasi plastificata quindi molto adatti per impermeabili.

COOL WOOL

Definizione che, in abbinamento al marchio “pura lana vergine”, qualifica prodotti leggeri particolarmente adatti alla stagione primavera – estate.

COTONE

Dall’arabo Katun (parte delle terre conquistate), dopo il lino e la lana è la fibra tessile più antica. I cotoni si classificano a seconda del titolo, mentre la lunghezza della fibra ne determina la qualità: più è lunga, più il cotone è lucente, resistente e pregiato.

La lunghezza della fibra, cioè il taglio, può misurare da meno di 20 a più di 40 mm. La varietà chiamata Superfine St. Vincent raggiunge i 50 e 60 mm.

Una maglia di Filo di Scozia , utilizza cotoni finissimi, pettinati e ritorti, garantendo brillantezza e resistenza. La fibra di cotone non è elettrostatica, non infeltrisce, assorbe la traspirazione, non irrita la pelle, non produce allergie e si può stirare ad alte temperature.

CREPE

Il termine crepe è di derivazione francese e significa increspato, questo effetto corrugato e grinzoso può essere ottenuto per mezzo di filati a fortissima torsione inseriti sia in ordito che in trama oppure realizzato per goffratura o con trattamenti chimici.

Il termine “crepe” generico si usa per il tessuto in seta o man-made simile alla crepella di lana. I tessuti crepe più in uso hanno diversi nomi a seconda del titolo e della torsione dei filati.

CREPE DE CHINE

Tessuto vaporoso opaco e compatto di medio peso, non è trasparente.

CREPE DE GEORGETTE

E’ il più leggero, il più trasparente e liscio con una grana finissima e leggerissima ondulazione crespata, disponibile anche in lana.

CREPONNE

Tessuto fine, spesso simile alla garza, con una superficie rugosa nel senso dell’ordito. Presenta una superficie increspata, corrugata, o un’armatura morbida, muscosa, dovute tanto ai filati crespi di seta usati quanto al finissaggio.

Viene prodotto in spessori e gradi di leggerezza diversi ed è opaco e ruvido, asciutto al tatto. Si usa generalmente per abiti di gala lunghi, abiti e soprabiti eleganti.

CUPRO

E’ la fibra di cellulosa rigenerata attraverso un bagno in una composizione clinica. Il tessuto è simile alla seta sia come lunghezza che come mano tessile.

Si possono avere fili estremamente sottili.

DAMASCATO

Tessuto lavorato a somiglianza del damasco, differisce da esso per essere fatto con

filati a colori diversi anziché ad un solo colore. Quindi oltre all’effetto del chiaro – scuro mette in risalto i disegni anche con i colori diversi.

DEEP DYE

Tintura utilizzata immergendo il capo realizzato su tessuto o filato in greggio, pronto per tinta. E’ un tinto capo.

DEGRADE’

Dicesi dell’effetto di colore sfumato che degrada verso un bordo, da toni accesi e scuri sino a chiarissimi; si può dire sfumato.

DELAVE’

Con processi particolari e molto sofisticati si ottiene un tessuto con effetto invecchiato, con caratteristiche di colore e morbidezza tali da far sembrare a tutti gli effetti un tessuto già utilizzato più volte

DENIM

Robusta stoffa in saia, effetto di ordito, di cotone originariamente fabbricati in Francia a Nimes, con ordito tinto in blu indigo (o marrone) e la trama in greggio, che fa effetto bicolore. E’ la stoffa dei jeans.

DOUBLE-FACE

Sono pesanti tessuti costituiti da tre elementi, due orditi e una trama (per i double-face per ordito), oppure due trame e un ordito (per i double-face di trama), presentano al diritto e al rovescio una netta differenza di aspetto.

DRAP

Termine francese che indica un tessuto di lana morbido, lucido, a pelo liscio, setoso. Originariamente solo cardato, ma ora anche in pettinato o misto cardato e pettinato. Di vario peso, follato, garzato, cimato, spazzolato e pressato. E’ particolarmente adatto per abiti eleganti da sera maschili (smoking, frac) e femminili.

DRILL

Denominazione di uso internazionale di un tessuto molto robusto e pesante, simile al denim, normalmente di cotone, su armatura saia. S’impiegano filati di basso titolo, ma di buona qualità

ECRU

Greggio crudo, dicesi di colore, di filato e di tessuto non candeggiato.

ELASTICIZZATO

Tessuto a maglia realizzato utilizzando un filo elastomerico per conferire elasticità al tessuto.

FANTASIA

Con questo termine si indica sia un tessuto a più colori vivaci e a disegni vistosi, sia un tessuto comunque disegnato. Fantasie sono i Principe di Galles, gli scozzesi, i rigati, gli stampati anche di lana.

FELPA

Tessuto di seta, di lana ma soprattutto di cotone densamente peloso, quanto il velluto, ma più morbido, con pelo ora dritto ora inclinato.

Si distingue dalla flanella per avere il pelo solo da una parte.

FELPATO

Tessuto con superficie fortemente garzata generalmente in una sola faccia. Presenta il pelo inclinato, come il velluto, ma molto più morbido e cedevole.

FIAMMATO O FLAMME’.

La “fiammatura” è un ingrossamento irregolare, a forma di siluro, che si forma per difetto tecnico sul filato. Sfruttando volutamente tale difetto si creano filati fiammati che presentano ingrossamenti ad intervalli voluti, e con i quali si fanno capi fantasia in maglieria o tessuti come lo shantung. Si dicono inoltre fiammati tessuti che presentano bottoni e strisce di colori vivaci specialmente con ingrossamenti saltuari assai marcati.

FIBRA

In senso generale indica un elemento di materia, caratterizzato da flessibilità ed elevato rapporto fra lunghezza e diametro. In senso specifico indica un filamento tessile di lunghezza limitata. Può essere naturale, artificiale o sintetica.

FIBRE CHIMICHE

Fibre Chimiche Artificiali: si ottengono trattando la cellulosa naturale di piante

diverse (la stessa che costituisce le fibre vegetali), opportunamente trasformata e sciolta con solventi, e successivamente filata sotto forma di fibra tessile in filo continuo oppure in fiocco (fibra discontinua). Coprono attualmente in europa circa l’11% dei consumi dell’industria tessile. (Modal, Acetato, Cupro, Lyocell, Viscosa, …).

Fibre Chimiche Sintetiche: fibre derivate da sostanze organiche di sintesi che vengono polimerizzate ottenendo lunghe catene molecolari (macromolecole) filabili sottoforma di filo continuo o di fiocco (fibra discontinua). Coprono attualmente in europa il 55% dei consumi dell’industra tessile (Acrilica, Modacrilica, Poliammidica, Poliestere, Polipropilenica, Poliuretanica, …).

FIBRE NATURALI

Sono le fibre tratte da materiali esistenti in natura e utilizzate mediante lavorazioni meccaniche, ma senza modificarne la struttura. Sono di origine vegetale (cotone, canapa, juta, ramiè, sisal, cocco, ginestra, ibisco), animale (lana, angora, alpaca, cashmere, cammello, mohair, lama, vicuna, ecc.) o minerale (amianto vetro tessile, fili metallici).

FILATO

Il filato si ottiene dalle fibre tessili, che possono essere di origine animale, come la seta e la lana, o vegetale, come il cotone e il lino. Le fibre chimiche si dividono a loro volta in artificiali, come il raion, e in sintetiche, come il poliammide e il poliestere..

FIL-A’-FIL

Tessuto fatto di fili di lana pettinata, di sfumature differenti (grigio chiaro e grigio scuro, per esempio) che formano un sottilissimo disegno in diagonale leggermente a zig-zag. Molto fitto e robusto, valorizza specialmente la gamma dei grigi.

FIL COUPE’

Particolarmente adatto per teessuti leggeri, in cui vengono aggiunti dei fili di trama che formano piccoli disegni e che vengono poi tagliati via nelle aree dove non sono intrecciati.

FINEZZA (GAUGE)

Termine che indica la dimensione del punto maglia, più è grande il valore minore è la dimensione della maglia. Questo valore viene determinato dal numero di aghi presenti in un certo “campo”.

FLANELLA

Tessuto classico fondamentale dell’abbigliamento: pettinato o semipettinato, in armatura saia, di peso medio o leggero, follato e garzato, è caratterizzato dalla superficie uniforme e pelosa e dalla mano morbida e calda. La flanella più pesante impropriamente viene anche chiamata “vigogna”. Esistono infine varietà di flanelle:

in lana, con l’ordito di cotone e la trama di lana, oppure tutte in cotone.

Quella di cotone presenta, anch’essa, una mano molto soffice ed una superficie garzata, con aspetto molto simile alla felpa, da cui differisce per avere tutte e due le superfici pelose. Possono essere in tinta unita, a righe colorate, operate, ecc. In lana sono molto impiegate sia in drapperia, in cotone sono adatte per camicie, camicette, ecc…

FOULARD

Termine francese che propriamente significa sciarpa, fazzoletto da collo. Indica un tessuto molto leggero, ad armatura saia molto brillante e di mano morbida, fabbricato con seta, cotone, fibre artificiali.

FUSTAGNO

Il termine deriva da “EL–FRUSTAT”, o FRUSTAGNO borgo del Cairo, dove ebbe origine questo tessuto. E’ un tessuto di cotone, con armatura a raso o diagonale, compatto, molto robusto, realizzato con filati molto resistenti, garzato e peloso sul diritto e ruvido sul rovescio. Presenta un aspetto particolare che richiama quello delle pelli scamosciate. Ne esistono molte varietà di tipo e di peso diverso, a superficie liscia, più o meno vellutata. Le varianti sono anche chiamate con nomi inglesi, come Beaverteen, Doeskin, Moleskin.

GABARDINA

Tessuto pettinato in tinta unita, su armatura derivata dalla saia, a diversa angolatura,

a struttura molto serrata (l’ordito è di doppia densità rispetto la trama, i filati molto fini e ben ritorti). E’ caratterizzato da costine diagonali molto inclinate, più marcate sul diritto che sul rovescio e da una superficie ben rasata che conferisce una particolare lucentezza al tessuto. Viene fabbricato in lana, misto lana, cotone ecc. con pesi assai variabili che permettono di ottenere sia estivi che invernali.

GARZA

Tessuto leggero, trasparente e solido, a fili non rettilinei. I tessuti a garza sono caratterizzati da alcuni fili d’ordito detti “a giro” perché hanno direzione curvilinea e si spostano ora a destra ora a sinistra, e da uno o più fili retti.

GEORGETTE

Tessuto di seta o di lana prodotto con filato di ordito ritorto in senso contrario rispetto a quello di trama per cui il tessuto prende aspetto e mano ruvidi.

In bianco e a disegni sia operati che stampati, è adatto per vestaglie, camicie, abiti femminili.

GESSATO

Disegno a righe verticali chiare leggermente sbiadite su sfondi scuri, che sembrano tracciate col gesso; usato su flanelle o pettinati follati classici.

GOFFRATO

Tessuto a nido d’ape, chiamato anche BUGNATO, che reca in superficie effetti a rilievo alternati ad incavi formanti disegni geometrici. Viene realizzato per effetto di armatura.

HABUTAI

Termine giapponese che vuol dire soffice, peloso.

Tessuti di seta fatti con filati a fibra corta, poco ritorti, quindi pelosi e soffici.

IMPRIME

Voce generica per “stampati” tessuti stampati.

INTARSIO

Lavorazione a maglia che consente di realizzare disegni usando fili di colore diverso nello stesso rango di maglia.

JACQUARD

Dal nome dell’inventore Jean Jacquard 1805. Speciale meccanismo, a cartoni perforati, applicato ai telai per comandare il movimento dei singoli fili di ordito, mediante il quale si ottengono intrecci e disegni anche molto complessi. Genericamente con questo nome s’intendono anche tutti i tessuti operati eseguiti con telaio provvisto di macchina Jacquard e che presentano disegni complessi nelle più svariate armature, come i damaschi, i broccati o altri tessuti per arredamento e abbigliamento.

JEANS

Robusto tessuto di cotone a struttura serrata, lavorato su armatura saia, talora anche su “corda rotta”. Il filato di ordito è un ritorto indaco (colorante vegetale) mentre quello di trama è cardato di colore bianco. Il nome deriva dalla deformazione americana della parola Genova, da cui proveniva originariamente. Un tessuto con le stesse caratteristiche veniva fabbricato anche nella città di Nimes, da cui anche il nome “Denim”. Viene prodotto in diverse pesantezze espresse in “once”. Prima o dopo la confezione dei caratteristici indumenti, particolarmente i ben noti pantaloni “blue jeans” viene trattato in svarianti modi: semplice lavaggio in acqua, lavaggio con cloro

(Blicet o Delavè) lavaggio con pietra pomice (Stone Wasched ecc).

JERSEY

Dal nome dell’omonima isola inglese, sulla Manica, dove ebbe origine questo tessuto destinato ai vestiti dei pescatori. E’ un tessuto di maglia in trama, a struttura elastica, con superficie rasata oppure a nido d’ape realizzata con ogni genere di fibra, prevalentemente pettinata. Viene fabbricato liscio, operato, per felpa visibile, per felpa invisibile; spugna ecc. e trova impiego in ogni genere di abbigliamento maschile e femminile per esterno e per intimo.

LAMBSWOOL

Lana ottenuta dalla prima tosatura di un agnello, le fibre sono ondulate e poco resistenti ma in compenso sono molto morbide e quindi pregiate.

LANA

La più diffusa ed importante fibra animale che costituisce il vello di varie razze ovine. Caratteristiche: grazie alla sua particolare struttura e alla fitta ondulazione delle fibre, possiede eccellenti qualità e proprietà, come: igroscopicità (assorbe umidità in peso sino al 30%), forte protezione termica (coibenza), elasticità, resistenza all’usura ed alla fiamma. Impieghi: in tutti i campi del tessile, pura o in mischia con altre fibre.

Ne esistono molte varietà, classificabili in base a finezza, lunghezza, colore e lucentezza. Il diametro del filamento è misurato in micron mentre la lunghezza in millimetri e dipende dalla razza dell’ovino, dalla sua età, dall’alimentazione e dalle condizioni di allevamento. Le ondulazioni sono più fitte quando la lana è più fine. La lana delle pecore merinos è molto arricciata e fine risultando così pregiata ed utilizzata quasi esclusivamente per l’abbigliamento. Le qualità della lana, oltre a quella primaria di riscaldare, sono: idroassorbenza, idrorepellenza, scarsa elettricità statica, scarsamente infiammabile, resistenza ai piegamenti e docilità alla flessione (resilienza).

I difetti più evidenti: l’infeltrimento (risolvibile con trattamenti di irrestrengibilità) e il pilling, cioè la formazione in superficie di piccoli agglomerati di fibra. Il marchio PURA LANA VERGINE indica che non è stata rigenerata, ovvero che non è stata ottenuta dalla sfibratura meccanica di capi di lana usati (questa operazione tende ad accorciare, tagliandole, le fibre e quindi produce un filato meno resistente).

LANA COTTA

La lana cotta è un tessuto antichissimo, uno dei primi tessuti utilizzati dall’uomo. Si parte dal filato di pura lana vergine, attraverso macchine per maglieria si ottiene una particolare lavorazione chiamata Links-Links. I teli vengono poi lavati ad alte temperature, così le scaglie interne della fibra si sovrappongono provocando un infeltrimento e un restringimento della maglia, dando forma alla lana cotta.

LAPIN

In francese coniglio, pelliccia di coniglio, colli, ecc.

LEGGINGS

Hanno spopolato negli anni Ottanta, quando si chiamavano fuseaux e li indossava Jennifer Beals in Flashdance. E oggi sono tornati alla ribalta.

Gli stilisti da qualche stagione li ripropongono in passerella i must del passato, ovviamente riveduti e corretti secondo gli ultimi dettami della moda.

I leggings a metà tra fuseaux e calze ultra coprenti, tra dettaglio moda ed elemento complementare, diventano il fil rouge del ritorno della moda anni Ottanta in cui il must irrinunciabile è la “sovrapposizione”. Capi che si accostano e si intravedono,

che spuntano tra una mini gonna e un mini short.

LEVANTINA

Armatura derivata dalla saia, caratterizzata da punti di legatura che producono sulla stoffa due o più nervature anziché una come nella saia semplice.

Tessuto di cotone resistente.

LINO

Fibra naturale, cellulosica estratta dallo stelo o tiglio della pianta omonima mediante macerazione.

Le cellule che compongono le sue fibre si rivelano tenaci ed elastiche allo stesso tempo; particolarità che lo rende indicato per i tessuti che si trovano a contatto con la pelle.

Il lino è più difficile da filare e più caro del Cotone, però è più resistente, più lucente e non necessita di mercerizzo; non provoca allergie, è altamente assorbente e confortevole sulla pelle.

LUCIDATURA

Calandratura a forte pressione, con eventuale aggiunta di cere, paraffina, od altri composti chimici per ottenere il lucido.

LUREX

È il marchio di una fibra metallica inventata dalla Dow Badische Company e

introdotta sul mercato dagli anni ’40. Interviene gradevolmente nei tessuti a maglia in mischia con lana, cotone, nylon, raion, seta; nel tricot e nei tessuti da sera per gli effetti luminosi. Ha avuto grande popolarità negli anni ’70 e ’80.

LYOCELL

Deriva dalla cellulosa del legno ed è una fibra naturale ottenuta da un processo di filatura in solvente organico. E’ resistente, traspirante, lavabile e ha ottima resa tintoriale, oltre a essere luminosa e morbida.

MAGLIA

Intreccio ottenuto con filo continuo anziché con fili di ordito a trama. Presenta rigatura verticale nel senso dell’ordito, ed è caratteristico per la sua elasticità. Può essere lavorato su misura (maglie, maglioni, pullovers) e in pezza (jersey) e con filati di tutte le fibre.

MANO

Termine tecnico con cui si cerca di esprimere il tatto: la sensazione di calore, compattezza, morbidezza, sofficità, scorrevolezza, che il tessuto o il filato danno toccandoli. Si parla quindi di “mano” morbida, soffice, pastosa; oppure secca, dura, rigida, liscia, dolce, levigata, fine, serica, gonfia, voluminosa, nervosa e scattante; ruvida, rustica, molle, oppure sostenuta, ecc.

MELANGE

Voce francese che significa mescolanza. Si usa a proposito di tinte di filati, tessuti, ecc. Dicesi propriamente di filati di diverso colore le cui fibre sono state mescolate in fiocco dando un effetto fuso e sfumato.

MERCERIZZATO

Tessuto o filato di cotone sottoposto al trattamento di mercerizzazione per cui diventa più lucente e più resistente. Il nome deriva dal nome dell’inventore J. Mercer.

MERCERIZZAZIONE

Trattamento ideato dal chimico J. Mercer per i filati e i tessuti di cotone.

Il processo consiste in un trattamento, del filato o tessuto, in una soluzione di soda caustica, che conferisce loro maggior lucentezza e resistenza.

MICROFIBRA

Fibra sintetica, generalmente poliestere, viscosa o acrilico.

MICRON

Unità di misura delle finezze delle fibre tessili. Corrispondente a un millesimo di millimetro.

MILLERIGHE

Tessuto su armatura tela o batavia, con fili alternati in colori diversi nell’ordito o nella trama per cui si ottiene l’effetto di numerosissime linee verticali orizzontali. Si dice oggi in genere di tutti i rigati fitti e dei tessuti a coste e costine molto sottili e fitte.

MODAL

Fiocco viscosa modificato, con migliori caratteristiche di impiego ottenibili anche con la microfibra modal 1,0 dtex. Caratteristiche: mano morbida, ottica brillante, eleganza dei tessuti. Ottimo partner di mischia per cotone, lana e sintetici. Impieghi: camicie, camicette, abiti, denim, abbigliamento sportivo e per il tempo libero, lingerie, ..

MOHAIR

Pelo soffice lungo e lucente della capra d’angora caratteristico per la sua morbidezza, lucentezza, sericità e ondulazione accentuata. Allevata in origine da oltre 2000 anni in Turchia, nelle regioni intorno ad Ankara, oggi si trova anche nel Texas e nel Sud Africa. La fibra più pregiata è quella del Kid Mohair il capretto di un anno dalla superficie liscia e lucida, spumosa. Si dice anche di una stoffa morbida, a pelo coricato, con fondo a canovaccio lento.

MOULINE

Termine francese per indicare un filato composto da due filati di diverso colore ritorti assieme la cui alternanza dà un caratteristico effetto brillante. Dicesi anche del tessuto di lana che per effetto dei filati moulinè con i quali è fabbricato, presenta nell’insieme una delicata e fitta punteggiatura.

MUSSOLA

Tipico tessuto leggero, morbido e quasi trasparente di seta, di cotone e di lana, fabbricato in origine a Mossul città dell’Iraq dalla quale prende il nome. Quello originale era in cotone di ottima qualità ed in armatura tela. Trova largo impiego in tutto l’abbigliamento. Mussolina è una mussola più leggera.

NYLON (poliammidica)

Fibra ottenuta da macromolecole contenenti il gruppo ammidico; la prima fibra sintetica, nota anche come nailon. Usata in filo continuo e fiocco.

Caratteristiche: elevata resistenza alla rottura, alla deformazione (ottimo recupero elastico), all’abrasione.

Facile manutenzione (lavaggio, asciugatura, non stiro), ottima tingibilità, ingualcibilità. Impieghi: capi leggerissimi, elastici, di buona durata, che fasciano senza stringere,

di facilissima manutenzione. Capi soffici, con buona traspirabilità e particolare brillantezza.

OPERATO

Dicesi di tessuto a disegni non stampati, ma ottenuti con intreccio dei fili per effetto dei colori. Si distingue quindi dal tessuto unito e stampato. Viene anche usato come termine generico per indicare tutti i disegni ottenuti con macchina Jacquard.

ORDITO

Insieme di fili, solitamente ritorti e più resistenti rispetto la trama, che formano la lunghezza della stoffa.

ORGANZA

Tessuto simile all’organzino, ma fabbricato con filato organzino solo nell’ordito, mentre nella trama il filato può essere di fioretto pettinato o cardato, o anche shantung.

OXFORD

Città inglese. Viene così denominato il tessuto in puro cotone, in armatura panama, in cui la trama bianca, dello stesso titolo, incrocia con la catena un altro colore, da cui un caratteristico disegno a minuscoli quadrettini. Viene impiegato soprattutto in camiceria.

PANNO

Nome generico di ogni tipo di tessuto di lana follato, garzato e pressato, reso particolarmente lucido con il finissaggio.

PAREO

Era in origine un indumento usato nei mari del Sud, che cingeva solo i fianchi lasciando scoperto il dorso; oggi viene chiamato così un taglio di stoffa appositamente sagomato, che si avvolge a formare liberamente una gonna.

PARKA

Eskimo. Giacca a vento, giaccone 3⁄4 con cappuccio per uso invernale, spesso foderato con interno di pelo.

PATCHWORK

Letteralmente tanti pezzettini di stoffa cuciti insieme, come toppe. Tessuto composto di tanti vivaci scacchi.

PETTINATO

Filato o tessuto a fibre estremamente parallele da cui le fibre molto corte sono state rimosse.

PIED DE POULE

Tessuto sia cardato che pettinato, dal francese, zampa di gallina. Tessuto a disegno caratteristico ottenuto su armatura batavia ordendo e tessendo 4 fili chiari e 4 fili scuri. E’ usato in tessuti per uomo e signora di preferenza nei colori bianco, nero-bianco e marrone.

PILLING

Formazione di “palline” di fibra sulla superficie del tessuto e della maglia.

Il pilling non è altro che l’accumularsi delle fibre corte del filato, che a causa dello sfregamento che avviene durante l’uso si staccano, portando alla formazione di palline o di una peluria che appaiono in superficie. Questo fenomeno si verifica prevalentemente sui capi realizzati con filati pregiati, con una mano morbida e non deve assolutamente essere ritenuto un segno di minore qualità delle materie prime utilizzate. Dopo alcuni lavaggi a mano la formazione del pilling si ridurrà fino a scomparire quasi del tutto.

PIQUET

Tessuto di cotone generalmente bianco o chiaro, caratteristico per la sua superficie ad incavi e a rilievi. E’ costituito da quattro elementi: due orditi (uno di fondo, uno supplementare, molto lento) e due trame (una di fondo, una di imbottitura). L’effetto è ottenuto dalla depressione prodotta dalla catena supplementare, fortemente tesa che passando sulle trame le obbliga ad abbassarsi in quel punto e a formare un incavo.

PIZZO

Voce, di derivazione forse tedesca per indicare trina o merletto.

PLISSE

Termine francese per una stoffa a pieghe o veste pieghettata. Plissè “permanente” è il processo mediante il quale vengono rese resistenti al lavaggio e non hanno bisogno di essere stirate.

POIS

Termine francese che letteralmente vuol dire “piselli”. Tessuto a pallini o a puntini piuttosto grossi, sempre rotondi.

POLO

Foggia attuale di camicia, o blusa, a collo aperto, ma con abbottonatura che scende solo a metà del petto.

POLIAMMIDICA (vedi nylon)

POLIESTERE

Fibra ottenuta da macromolecole costituite da polietilentereftalato, disponibile sia come fiocco sia come filo liscio o voluminizzato; prodotto anche in versione flame retardant. Disponibile anche come microfibra. Caratteristiche: elevata resistenza alla rottura, elasticità, ripresa. Buona resistenza all’abrasione. Ingualcibile, “lava-indossa” si lava facilmente, asciuga rapidamente, non occorre stirare. Adatta ad impieghi in puro oppure in mischia con cotone, lino, lana, seta, viscosa, ecc. Resistente alla luce. Impieghi: abbigliamento in genere, abbigliamento sportivo e casual, impermeabili,

abiti da lavoro: lunga durata, indeformabilità, irrestringibilità, ingualcibilità, mantenimento della piega, facilità di manutenzione. Abbigliamento serico femminile, lingeria e abbigliamento intimo; foulards e cravatte: inoltre, mano, drappeggio ed aspetto serico, gradevole da indossare.

POLIPROPILENICA

Fibra ottenuta da macromolecole di polipropilene isotattico, disponibile come fiocco e come filo continuo liscio e voluminizzato. Caratteristiche: tinta con ottima solidità dei colori, elevata resistenza meccanica, buona resistenza all’abrasione e all’usura, ottima resistenza agli agenti chimici, non assorbe liquidi e quindi ha proprietà antimacchia, facilità di manutenzione con brevi tempi di asciugatura, stabilità dimensionale. Impieghi: maglieria intima, sportiva e calzetteria: irrestringibile, indeformabile, mantiene la pelle asciutta, trasferendo all’esterno l’umidità corporea. Termoisolante, leggera, infeltrabile.

POLIURETANICA (ELASTAN)

Fibra elastomerica costituita per almeno l’85% della massa da poliuretano segmentato, prodotta come filo continuo. Caratteristiche: elasticità elevata, allungamento fino a 6 volte la lunghezza iniziale. Mantiene inalterata nel tempo la sua forza di rientro. È resistente agli agenti ossidanti e inquinanti e all’acqua clorata. Può essere impiegata in puro o in mischia con altre fibre inestendibili, sia sintetiche che naturali, conferendo loro elasticità. Ne risultano fili differenziati, a seconda delle industrie produttrici. Impieghi: tessuti elastici per costumi da bagno, abbigliamento esterno, abbigliamento

sportivo, corsetteria, calzetteria, pizzi e nastri elastici.

PONCHO

Caratteristico mantello sudamericano, ottenuto con un pezzo unico di stoffa forata al centro per infilarvi la testa.

POPELINE

Termine francese. Originariamente tessuto leggero e fine, di lana, destinato ad esclusivo uso del papa. Attualmente indica un tessuto in armatura tela, molto compatto, finissimo e leggero, caratterizzato dall’ordito più fine della trama.

Anche se fabbricato con diversi filati: seta, seta–cotone, lana, lana–seta, fibre artificiali,… quello più diffuso e più noto è in cotone mercerizzato, realizzato con filati di ordito ritorti e con titolo più alto di quelli di trama.

Trova largo impiego in camiceria e biancheria.

PULL

Abbreviazione di Pullover. Maglioncino o gilet classico , con scollo a V, con o senza maniche; in genere sta per maglietta, maglione.

PUNTO RISO (grana di riso)

E’ un particolare punto della lavorazione a maglia.

Viene particolarmente usato per i “maglioni irlandesi” (con lavori a rilievo): iniziare e terminare il ferro con un po’ di punti a punto riso consente poi di fare cuciture invisibili.

RAMIE (O RAMIA)

Fibra tessile di aspetto serico ricavata dai fusti di due famiglie di “Urticacee”, che crescono in Oriente, particolarmente in Cina e Giappone.

RASATELLO

Tessuto di cotone in armatura raso, solitamente con una sola faccia lucente, a superficie mista e liscia.

In confezione indica anche la fodera adatta per tasche e cinture di pantaloni.

RASATO

Apparecchio tipico del tessuto pettinato che non è stato garzato, ed anzi ha subito una cimatura a fondo che elimina qualsiasi peluria.

Viene fatto quando si vuole mettere in risalto l’intreccio degli elementi.

RASO

E’ il nome della terza armatura fondamentale, chiamata anche satino.

Con questo termine si definiscono tutti i tessuti che utilizzano tale intreccio e che perciò si presentano lisci, rasati e con lucentezza serica.

L’effetto è dovuto al particolare tipo di armatura che prevede punti di legatura ridotti al minimo e che perciò non producono gli effetti di grana caratteristici delle tele e delle diagonali. Per tale ragione i tessuti in armatura raso sono più delicati e sensibili al logorio di quelli con altre armature. Possono essere fabbricati con qualsiasi fibra tessile.

REVERS

Risvolti in genere; di solito riferiti alla giacca ma vale anche per quelli dei pantaloni.

REVERSIBILE

Dicesi di un capo che può essere indossato al diritto e al rovescio.

RIGATO

Termine generico di tutti i tessuti che presentano rigature longitudinali e che si ottengono:

a) alternando differenti colori in ordito (nota di colore);

b) alternando intrecci differenti;

c) alternando le riduzioni dell’ordito;

d) alternando le torsioni dei fili di ordito;

e) per stampa.

RUCHE

Guarnizione di stoffa increspata applicata ai capi femminili

S

SAGLIA(Sallia)

Nome generico dei tessuti di drapperia ad armatura saia, pettinati di peso medio e leggero; nel linguaggio commerciale si chiamano spesso le saglie con il nome del disegno (grisaglie, galles, millerighe, ecc). Il termine è anche molto usato per saia.

SAHARIANA

Giacca caratteristica delle truppe coloniali, ampia, lunga, con tasche, spalline, cintura in vita, ecc, diventata una foggia casual.

SANGALLO

Varietà di pizzo o meglio di tessuto a pizzo di cotone, di lino, di raion per abiti da sera, camicette, guarnizioni. Originario da Sangallo, città capoluogo e cantone della Svizzera.

SATINATO

Voce generica a cui vengono attribuiti diversi significati. Tessuto che ha subito la satinatura, ovvero la calandratura e che risulta perciò lucido (si dice impropriamente anche rasato). Sono inoltre definiti “Tessuti Satinati” dei tessuti ottenuti con armature derivate dal raso, in cui partendo da un normale raso leggero, si aggiungono progressivamente dei punti fino ad ottenere dei rasi pesanti: si ottengono in tal modo effetti di sfumatura usati nei tessuti operati.

SATINELLA

Stoffa di seta con le caratteristiche del satinato.

SATINO

In francese SATIN. Entrambe voci equivalenti al termine “raso”. Indica genericamente anche tessuti in seta o per lo più in cotone, ad armatura raso, calandrati e particolarmente lucenti.

SEERSUCKER (Gaffrato)

Tessuto originariamente indiano di grosso lino; indica tessuti di cotone o lino a rigature verticali arricciate, ottenute tessendo in ordito fili tesi, alternati a fili molto lenti.

SETA

La più nobile, la più morbida, la più fine tra le fibre naturali, freschissima d’estate e calda d’inverno; è un filamento continuo molto sottile e lucente, costituito da due bave a sezione triangolare che combaciano da un lato e che il bruco depone intorno a sè in più strati, per formare un’involucro, chiamato carta, dentro il quale si racchiude durante le sue trasformazioni in crisalide prima, in farfalla poi.

Solitamente si dà il nome di seta al filamento lungo dai 600 ai 900 metri dal bozzolo del Bombyx mori, che si nutre di foglie di gelso. Quello creato da altri lepidotteri che crescono allo stato selvaggio in Giappone, Cina, India, Africa e America si chiama seta tussah ed è più scuro e grossolano.

La lavorazione della seta comporta varie operazioni: i bozzoli, una volta essiccati, vengono crivellati a seconda della grossezza, quindi cerniti a mano secondo le qualità e i difetti; passano poi alle filande per la trattatura che consiste nella macerazione che rammollisce lo strato esterno del bozzolo e si compie in vasche di acqua riscaldata al vapore; nella scopinatura eseguita con macchinari a spazzole, che serve a riunire i capi delle bave; nella trattura con la quale le bave, riunite in un certo numero a seconda della loro grossezza, vengono saldate insieme e formano così il filo di seta grezzo che viene ritorto, lavato e avvolto in matasse .

Esistono quattro gruppi di tessuti: le TELE o TAFFETAS, le SAGLIE o DIAGONALI,

i RASI o SATIN e gli JACQUARD. La resistenza di un tessuto dipende dal tipo di fibra: l’ORGANZINO, che ha fibra lunga e ritorta, è molto resistente, mentre la BOURETTE ha fibra corta e quindi poca resistenza.

Una via di mezzo è il filato SHAPPE che è molto usato.

SHANTUNG

Tessuto di seta tussah, in armatura tela, proveniente dalla regione cinese CHANG–TOUNG, a superficie ruvida con nodi, grumi, ecc. Quello originale, pregiatissimo, era realizzato in puro doppione, ovvero con bave doppie emesse contemporaneamente da due bachi e caratteristiche per la notevole irregolarità dovuta alla presenza di ingrossamenti, fiammature e bottoni. Attualmente il termine viene esteso a tutti i tessuti in seta, e non, che riproducono, in vari modi, l’aspetto irregolare caratteristico del Schantung.

SHETLAND

Lana fornita dalle pecore dell’omonima isola ed arcipelago della Gran Bretagna situato a Nord della Scozia. Le Shetland sono lane pregiate, hanno una mano soffice, un aspetto leggermente peloso e piuttosto lucente. Il nome si riferisce anche ai tessuti abbricati con l’omonima lana, cardati o pettinati, di medio peso, su armatura diagonale o spigata, con superficie caratteristica per i lunghi peli non tinti ed appiattiti.

SHORT

Significa corto e indica anche i pantaloncini corti per uomo e per donna.

SHAPE MEMORY

Particolare finissaggio che permette al capo di mantenere la propria forma originaria anche dopo essere stato piegato o distorto, garantendo sempre un aspetto non stropicciato.

SINTETICHE

Fibre tessili ottenute attraverso procedimenti di sintesi chimica (Polimerizzazione) sulla base di varie materie, tra cui principalmente i sottoprodotti della distillazione del carbone e del petrolio. Si producono sotto forma di filamenti continui o di fiocco. Vengono classificate in: Poliammidiche (Lilion, Nailon, Perlon), Poliestere (Dacron, Terital, Terylene), Poliviniliche (Movil, Meraklon, Politene, ecc), Poliacriliche (Acrilan, Orlon, Leacril, Permalon). Ecc.

SMERIGLIATO

Tessuto di cotone, lana o misti in cui il diritto viene trattato con carta abrasiva per rendere il tessuto di tipo scamosciato (es. Il fustagno)

SPALMATO

Tessuto con applicazione di sostanze di vario genere mediante racle per ottenere imitazioni pelle o similari.

STAMPA

Operazione praticata sui tessuti e filati per imprimere disegni e colori.

STAMPATO

Dicesi di tessuto cui disegni, anziché essere stati realizzati con la tessitura sono stati impressi con stampa a colori come sulla carta.

STONE WASHED

Trattamento che si effettua sul tessuto di cotone in pezza o in capo confezionato.

Si esegue un energico lavaggio in acqua a circa 40° C, in presenza di pietra pomice che graffiando il tessuto (Denim) gli fa assumere un aspetto di capo usato, vissuto.

STRETCH

E’ detto di tessuti elasticizzati perciò estensibili e allungabili.

SUEDE

Finissaggio molto soffice, scivoloso, che dà una mano simile allo scamosciato. Si usa in pelletteria ma anche in campo tessile.

SWEATER

Termine inglese per maglione, maglia esterna, in genere calda e pesante, per uomo e donna

T

TAFFETTA

Nome derivato dal persiano Taften. Tessuto di peso medio, su armatura tela, a struttura molto serrata, quasi rigida, solitamente in seta leggera. Indica anche un tessuto di fibre artificiali o sintetiche, per foderami.

TAILLEUR

Termine francese – abito femminile composto di giacca e gonna – (inglese suit).

TELA

Termine usato talora genericamente per indicare un qualsiasi tessuto di lino, cotone o canapa. Correttamente indica l’omonima armatura fondamentale. La tela è l’intreccio più piccolo che esista: il suo rapporto di armatura è composto da due soli fili e da sue sole trame. Poiché ogni filo di ordito si intreccia con ogni filo di trama, le briglie risultano minime, il tessuto serrato e resistente più di ogni altro. Il diritto risulta uguale al rovescio, la superficie un po’ opaca. Le tele possono essere piene e compatte, ma anche aperte, rade, a seconda del risultato che si vuole ottenere: si va dalla tela olona, molto fitta, robusta grossa ed impermeabile, fino alle garze leggerissime, ai voile. Viene fabbricata con qualsiasi fibra. L’impiego più diffuso è nella biancheria in lino o cotone e nei tessuti leggeri estivi.

TINTO IN CAPO

Tipo di colorazione di un capo d’abbigliamento che avviene dopo la cucitura completa, a capo finito.

TINTO IN FILO

Si dice di un tessuto a uno o a più colori, in cui le tinte , particolarmente solide, sono date al filato prima della tessitura.

TRAFORATI

Dicesi di tutti i tessuti ad armatura molto aperta, che presentano quasi dei larghi fori; si

usano per abbigliamento estivo.

TRAMA (Fili di trama)

L’insieme di fili che corrono perpendicolarmente a quelli dell’ordito e formano l’altezza della stoffa. Sono di solito meno ritorti e meno forti di quelli d’ordito.

TRATTAMENTI

Nella fase finale del finissaggio possono essere applicati ai tessuti trattamenti vari, in genere chimici per conferire e fissare certe proprietà: ANTIPIEGA (per eliminare la facilità di stropicciare), ANTIMACCHIA (SCOTCHGARD), ANTIMUFFA, ANTITARME, ANTISTATICO (per eliminare nei fili sintetici l’elettricità statica), ANTIFELTRANTE

(nei tessuti di lana), ANTIFIAMMA, ANTISTIRO (Nolron) o MINIM – STIR,

PIEGA PERMANENTE (sempre nei tessuti di lana), IDROREPELLENTE, AMMORBIDENTI, IMPERMEABILE, e infine varie resinature o spalmature per dare una superficie cerata, trasparente o opaca, ecc. ANTIBATTERICO, detto SANITIZED, per impedire i cattivi odori sviluppati dai batteri che sono nel sudore.

TRENCH

Termine inglese, propriamente significa “trincea, fosso”.

Viene usato per definire soprabiti o impermeabili di taglio sportivo militare.

TRICOT

Termine francese per indicare propriamente articoli in maglieria

TULLE

Nome derivato dalla città francese Tulle. Più che tessuto o velo lo si potrebbe definire rete molto fine, leggerissima, solitamente apprettata, caratterizzata da fori esagonali. Può essere di seta, di cotone, o di fibre artificiali e sintetiche.

TWEED

Nome di un fiume della Scozia meridionale nelle cui vallate, ricche di grandi allevamenti di pecore, venivano filati e tessuti a mano i primi tessuti di lana cardata dal caratteristico aspetto ruvido, grossolano e a puntini multicolori. Sono assai comuni due tipi particolari di tweed: il Tweeed Harris (o Harris Tweed), caratterizzato da peli bianchi in superficie: e il Tweed Denegal dal disegno chiazzato a colori diversi.

Questi tessuti sono apprezzati per la loro robustezza, rusticità, originalità di disegni (chevrons, mouchetès, boutonnès ecc.) sovente multicolori. Vengono considerati TWEEDS anche molti altri tessuti, dagli cheviots, ai saxonies ecc.

TWILL

Termine inglese per indicare l’armatura saia e quindi le stoffe diagonali, spigate, levantine. In Italia indica particolarmente un tessuto di seta a leggere costine diagonali.

TIE DYE

Metodo di colorazione del capo finito in cui si utilizzano i nodi per creare diverse fantasie.

Ha origine nel Rajasthan ed è chiamata anche Bandhani.

Il nodo fatto alla stoffa prima della tintura cambia nome a seconda del risultato: Iagheria è la fantasia a righe,

Chunari è un effetto di piccoli pallini,

Dhanna dà cerchi floreali,

Shikari evoca omini e animaletti.

Spesso i tessuti vengono arricchiti con delle decorazioni.

 VELLUTI

In generale tutti i tessuti che presentano una superficie di fitto pelo disposto perpendicolarmente all’armatura, liscio, compatto, brillante. Sono detti falsi velluti quelli ottenuti con armatura semplice, il cui pelo vellutato deriva da operazioni di follatura, garzatura, cimatura, spazzolatura (es. il BEAVER, il VELUOR cardato per laneria femminile, le varietà di FUSTAGNI, ecc.). I veri velluti sono invece dei tessuti di un certo spessore caratteristici per la presenza di anelli o peli sporgenti. Possono essere fabbricati con due sistemi fondamentali di tessitura: a ferri o a doppia altezza.

Nel primo caso oltre ad un tessuto di fondo (legatura) vi è una catena supplementare: durante il tessimento s’introduce nel passo dell’ordito una verga di ferro che, all’estrazione, può lasciare i fili supplementari arcuati ad anello, (velluto riccio) oppure tagliarli sulla sommità dell’anello creando il caratteristico pelo. Nel secondo sistema si eseguono a telaio due tessuti di fondo sovrapposti, mantenuti ad una certa distanza, e legati da una catena supplementare, comune ad entrambi. Dopo il tessimento si dividono i due tessuti, tagliando, al centro i fili supplementari, che creano in tal modo l’effetto del pelo. In tutti questi procedimenti il pelo appare unito, compatto, liscio. Altra variante è il VELLUTO A COSTE, che può essere ottenuto sia per effetto di tessitura, sia per un procedimento di spazzolatura, ceratura, calandratura, ecc.

Anche qui ci sono molte varietà: a costa larga, media, a 500 righe, a 1000 righe, ecc. Altri velluti sono stampati, operati, calandrati, ecc. Il velluto, di cotone è ormai un classico, sempre di moda. Vengono comunque realizzati velluti in tutte le fibre e per tutti gli usi, dall’arredamento all’abbigliamento.

VELO

Tessuto leggerissimo, trasparente, fabbricato con fibre naturali, artificiali e sintetiche.

VELOUR

Tessuto generalmente cardato, pesante, soffice e morbido, a superficie garzata e cimata, con effetto di velluto a pelo fitto e corto. E’ usato per cappotti.

VELVET

Termine inglese per velluto.

VISCOSA

Fibra cellulosica filata come filo continuo o fiocco (denominata anche rayon). Caratteristiche: mano dolce e aspetto serico, comfort tipico delle fibre vegetali, buona resistenza all’usura (allo stato asciutto).

  

VOILLE

Tessuto molto leggero solitamente più leggero dello chiffon spesso impalpabile, disponibile in cotone, seta e similari.

WASH AND WEAR

Dicitura inglese che significa lava e indossa, divenuta di uso universale. Indica i tessuti di fibre sintetiche, oppure trattati con appretti speciali che dopo il normale lavaggio asciugano rapidamente e che non necessitano di stiratura.

WATER PROOF

Letteralmente “a prova d’acqua”, impermeabile.

 

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